
Transplant International
Background e obiettivo del lavoro: Il diabete mellito post-trapianto (PTDM) è associato a una maggiore mortalità e a una maggiore prevalenza di infezioni nei trapiantati di organi solidi, oltre che a eventi cardiovascolari prematuri o più frequenti. Questo studio descrive la frequenza di diabete prima e dopo il trapianto e i rischi associati.
Metodi e risultati principali: Sono stati inclusi un totale di 959 pazienti trapiantati (cuore, polmone, fegato e rene) presso l'Ospedale Universitario di Copenaghen tra il 2010 e il 2015. La più alta incidenza di PTDM è stata osservata a 46-365 giorni dopo il trapianto. L'età e il Charlson Comorbidity Index (CCI Score) in tutti i periodi di tempo sono stati i due fattori di rischio più importanti per lo sviluppo di PTDM. Rispetto ai pazienti non diabetici, i trapiantati con diabete (pre o post-trapianto) avevano un rischio più elevato di mortalità per tutte le cause.
Conclusioni e commento editoriale: I pazienti con diabete pre-trapianto o insorto dopo il trapianto avevano un rischio maggiore di morte per malattie cardiovascolari e cancro, rispettivamente, a confronto con i pazienti non diabetici.
Ci sono due spunti di riflessione importanti in questo studio. Il primo è che il 35% dei pazienti che hanno subito un trapianto era diabetico, più della metà fra i trapiantati di cuore. È una percentuale molto alta rispetto alla popolazione generale e ci conferma che il diabete come comorbidità (o come causa di alcune patologie che portano al trapianto) grava più di altre condizioni sulla complessità clinica. Questi pazienti nel post trapianto devono gestire nuove difficoltà legate all’induzione, ai boli di cortisone e in generale alla terapia immunosoppressiva (IS) e portano con sé insieme al diabete un maggiore rischio di mortalità cardiovascolare.
Dall’altra parte un numero molto alto di pazienti sviluppa diabete dopo il trapianto, soprattutto per l’effetto tossico sulle beta cellule di alcuni immunosoppressori e per l’induzione di insulino resistenza. Nei pazienti affetti da PTDM il rischio oncologico, di base già aumentato dall’IS, ne riduce ulterioremente la sopravvivenza rispetto ai non diabetici
Questo studio, ben disegnato per escludere tutti i casi di iperglicemia transitoria legata allo stress postoperatorio e alle infezioni, è un’ulteriore testimonianza sull’importanza dell’identificazione e della gestione del diabete prima e dopo il trapianto di organo solido.
A cura di Alessandro Mattina e Valeria Sordi
Dos Santos Q, Hornum M, Terrones-Campos C, et. al. Posttransplantation Diabetes Mellitus Among Solid Organ Recipients in a Danish Cohort. Transplant International. April 2022.Volume 35.Article 10352. doi: 10.3389/ti.2022.10352


