Statin use reduces the risk of dementia in elderly patients: a nationwide data survey and propensity analysis

A cura di Giulio Marchesini

Journal of Internal Medicine

Introduzione: All’incirca il 7% della popolazione sopra i 65 anni è affetta da demenza ed il 30% di questi soggetti risulta avere più di 80 anni.
Obiettivi: Obiettivo di questo studio è esaminare l’associazione esistente tra l’uso delle statine ed il rischio di nuova diagnosi di demenza nella popolazione anziana.
Disegno dello studio e partecipanti: E’ stato considerato un campione casuale di circa 1.000.000 soggetti coperti dal Sistema Sanitario di Taiwan dal 1997 al 2010, tutti di età pari o superiore a 65 anni e senza demenza, che iniziavano o meno un trattamento con statine tra il giorno 1 Agosto 1997 ed il 31 Dicembre 2010. Le caratteristiche cliniche al momento dell’entrata nell’osservazione erano sovrapponibili tra i due gruppi (analisi per propensity score). Sono stati esclusi i pazienti con demenza accertata prima dell’inizio del trattamento.
Risultati: E’ stato analizzato un campione totale di 57.669 soggetti con follow-up di circa 12 anni. Il matching per propensity score è stato condotto su 2003 pazienti in trattamento con statine con 2003 pazienti non in trattamento. In questo confronto, lo sviluppo di demenza si associava in modo inversamente proporzionale con la quantità cumulativa di statine (Hazard Ratio, 0.829, 0.720 e 0.385 nei terzili di uso delle statine da T1 a T3, vs. controlli) o giornaliero (HRs 0.667, 0.798 e 0.503, aggiustati per la potenza relativa delle varie statine). I risultati rimanevano statisticamente significativi anche dopo aggiustamento per propensity score. Da notare che il 48% dell’intera popolazione che assumeva statine si caratterizzava per la presenza di diabete, vs. il 21% della popolazione che non assumeva statine.
Conclusioni: Indipendentemente dai fattori di rischio tradizionali, lo studio documenta una riduzione di nuovi casi di demenza nella popolazione anziana trattata con statina ad alte dosi, sia giornaliere che complessive. Sembra, inoltre, che le statine più potenti (come atorvastatina o rosuvastatina, in particolare) siano più efficaci nel prevenire la comparsa di demenza.
Commento: L’interesse dello studio va alla metodologia impiegata, al di là dei risultati. Su un campione casuale di oltre un milione di soggetti analizzati, sono stati selezionati oltre 57 mila casi nei quali erano disponibili tutte le variabili necessarie per l’analisi ed il follow-up. Il calcolo del propensity score (PS) ha permesso di definire per ogni paziente la probabilità (da 0% a 100%) di ricevere statine sulla base dei dati clinici e di laboratorio. Successivamente, i pazienti sono stati appaiati a due a due per PS, e si è giunti così a definire una popolazione con due bracci, l’uno di controllo (senza statine), l’altro di trattamento, per un confronto sull’outcome (demenza senile) in funzione di una identica probabilità di ricevere statine, quasi a definire una randomizzazione. I dati sono solidi e mettono in evidenza che l’uso delle statine (e tanto più quanto più sono potenti – e probabilmente efficaci nel ridurre la colesterolemia) riduce il rischio di demenza. Buona notizia per chi, come me, è entrato in questa età critica!

A cura di Giulio Marchesini

Wu CK, et al. (2015). Statin use reduces the risk of dementia in elderly patients: a nationwide data survey and propensity analysis. J Intern Med 277(3): 343-352