Annual Review of Nutrition
Al fine di verificare l’associazione tra il consumo di caffè e di caffeina e vari obiettivi di salute, è stata realizzata un’analisi generale (umbrella review) delle evidenze derivate dalle meta-analisi di studi osservazionali e studi clinici randomizzati (RCT). L’associazione era graduata come convincente (livello 1), probabile (livello 2), possibile (livello 3), oppure limitata/contrastata (livello 4). Nel campo del probabile si avevano 3 gradi: livello 2a (probabilità elevata), metaanalisi di studi prospettici senza eterogeneità, senza possibili fattori bene identificati, con concordanza dei risultati tra meta-analisi, pur in presenza di studi con disegni differenti. Il livello 2b (probabilità media) non implicava la concordanza tra meta-analisi di studi con disegni differenti, mentre il livello 2c (probabilità bassa) corrispondeva ad una probabilità derivata anche da studi caso-controllo, ma comunque sempre senza fattori confondenti identificabili.
Tra i 59 obiettivi esaminati in 112 meta-analisi degli studi osservazionali, il caffè è risultato associato ad una probabile riduzione del rischio di tumore della mammella, del colon e colorettale, dell’endometrio e della prostata, ad una ridotta mortalità cardiovascolare, ad una riduzione del rischio di m. di Parkinson e di diabete tipo 2 (26 studi prospettici, oltre 1 milione di individui, oltre 50.000 casi di diabete, OR 0.71 (95% CI, 0.67-0.76)). Tra i 14 obiettivi indipendenti testati in 20 meta-analisi selezionate di studi osservazionali, il consumo di caffeina era associato con una probabile riduzione del rischio di m. di Parkinson e di diabete tipo 2 (9 studi prospettici, oltre 320.000 individui, oltre 9.000 casi di diabete, OR 0.70(95% CI, 0.65-0.75)). Unico effetto negativo, un aumentato rischio di interruzione di gravidanza. Tra i 12 obiettivi acuti selezionati in 19 meta-analisi di RCT, il consumo di caffè era associato ad un aumento dei livelli lipidici, ma il risultato era sporcato da una grande eterogeneità, mentre il consumo di caffeine era associato ad un aumento della pressione arteriosa. Da notare, per l’associazione tra caffè e rischio di diabete, una curva dose-risposta inversa lineare fino a 10 tazzine di caffè al giorno (e ad almeno 300 mg di caffeina).
In considerazione del vasto spettro delle condizioni studiate e della solidità dei risultati, i dati indicano che il caffè può entrare senza difficoltà in una dieta salutare.
Commento di Giulio Marchesini: Avete presente la vignetta dell’uomo che torna dopo essere stato dal medico e racconta alla moglie: “Mi ha detto di smettere di bere, di smettere di fumare, di smettere di mangiare dolci, fritti, grassi, di smettere di stare in panciolle davanti alla TV, etc, etc.” “E tu come l’hai presa?” chiede la moglie. “Ho smesso di ascoltare!” è la risposta scontata. Bene, questa è quello che avviene spesso nei colloqui tra medico e paziente. Ma questo studio toglie uno “smetti”. Almeno il caffè è concesso, anzi è consigliato per tanti obiettivi di salute, e tra questi il rischio di sviluppare il diabete tipo 2. Per il diabete la relazione dose-risposta va oltre, e l’uso del caffè è totalmente liberalizzato, fino ad un numero di tazze che ben pochi probabilmente raggiungono. Ma l’associazione più forte è quella negativa con tanti tipi di neoplasie! Per non parlare della riduzione del rischio di progressione della NAFLD verso la fibrosi e la cirrosi! Segnalo di seguito alcuni articoli, se qualcuno ha voglia di studiare questo problema in modo più sistematico (Anty et al: J Hepatol 2012;57:1090; Liu et al, PLoS One 2015;10:e0142457; Petta et al, J Hepatol 2017;67;221). Che sia questa la via attraverso la quale si riduce il rischio di diabete tipo 2, considerando l’associazione tra malattia epatica cronica, in particolare steatosi epatica, e diabete? Sarebbe interessante verificarlo. Nel campo delle malattie epatiche il consumo di caffè si associa anche ad un ridotto rischio di evoluzione a cirrosi dell’epatite da virus C e di sviluppo di carcinoma epatocellulare (Bahmia et al, Int J Cancer 2015;136:1899). Scusate se è poco! Quindi …….“na tazzulella ‘e cafè”: certo che sì!, ma per la sigaretta dopo – segnatelo bene, ricordate e ricordatevelo – non c’è nessuna giustificazione!
A cura di Giulio Marchesini
Grosso G, Godos J, Galvano F, Giovannucci E. Coffee, caffeine, and health outcomes: an umbrella review. Annu Rev Nutr. 2017 Aug 21;37:131-156. doi: 10.1146/annurev-nutr-071816-064941


