Nonnutritive sweeteners and cardiometabolic health: a systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials and prospective cohort studies

A cura di Giulio Marchesini

CMAJ

Background: I dolcificanti artificiali, come aspartame, sucralosio and stevioside, sono prodotti di largo consumo, ma il loro impatto a lungo termine sulla salute rimane incerto. Abbiamo estratto l’evidenza da studi prospettici sul fatto che il consumo routinario dei dolcificanti artificiali sia associato con eventi avversi cardiometabolici a lungo termine.
Metodi: Abbiamo ricercato su MEDLINE, Embase e la Cochrane Library (dal momento della loro costituzione a gennaio 2016) gli studi randomizzati e controllati (RCTs) di intervento e gli studi prospettici di coorte con dolcificanti artificiali condotti in adulti o adolescenti. L’outcome primario era l’indice di massa corporea (BMI). Outcome secondari erano il peso, la presenza di obesità ed altri target metabolici.
Risultati: Da 11.774 citazioni abbiamo estratto 7 trial (1.003 partecipanti; follow-up mediano, 3 mesi) and 30 studi di coorte (405.907 partecipanti; follow-up mediano, 10 anni). Negli RCTs compresi nello studio, i dolcificanti artificiali non mostravano alcun effetto significativo sul BMI (differenza media, -0.37 kg/m2, intervallo di confidenza 95% [CI] –1.10 - 0.36; I2  9%; 242 partecipanti). Negli studi di coorte il consumo dei dolcificanti artificiali si associava ad modesto aumento in BMI (correlazione media 0.05, 95% CI 0.03 - 0.06; I2 0%; 21 256 partecipanti). I dati degli RCT non mostravano alcun effetto significativo dei dolcificanti artificiali sulle altre misure di composizione corporea, e non raggiungevano alcuno degli outcome secondari. Negli studi di coorte il consumo di dolcificanti artificiali era associato con un aumento significativo del peso e della circonferenza vita, e con una più alta prevalenza di obesità, ipertensione, sindrome metabolica, diabete tipo 2 ed eventi cardiovascolari. Per quanto riguarda gli studi sull’outcome “diabete” era evidente un bias di pubblicazione.
Interpretazione: L’evidenza derivata da RCT non dimostra chiaramente nessuno dei benefici attesi dall’uso di dolcificanti artificiali sul trattamento del peso; al contrario gli studi osservazionali suggeriscono che l’uso di routine dei dolcificanti artificiali possa essere associato con un aumento del BMI e del rischio cardiometabolico. Sono necessari altri studi per caratterizzare meglio benefici e rischi a lungo termine di questi prodotti. Protocollo registrato: PROSPERO-CRD42015019749
Commento di Giulio Marchesini: Difficile estrarre da questi dati un’indicazione precisa di trattamento. Evidentemente, l’uso dei dolcificanti artificiali, spesso usati per ridurre l’apporto calorico con il preciso intento di favorire la perdita di peso (o almeno evitarne l’aumento), non pare raggiungere gli effetti desiderati. Nel lavoro viene chiaramente esplicitato come gli RCT, che mostrano una grande eterogeneità, sembrano documentare un certo beneficio sul peso solo quando protratti per  un lungo tempo (16-24 mesi, 2 studi), mentre non hanno effetti se di breve durata (6 mesi, 3 studi). Peraltro, la perdita di peso è significativa solo negli studi sponsorizzati dall’industria (3 studi) e non in quelli spontanei (2 studi), indipendentemente dalla durata. Gli studi osservazionali vanno in senso opposto, ovvero verso un aumento significativo del peso. Per quanto riguarda gli effetti metabolici, l’incidenza del diabete tipo 2 e della Sindrome metabolica non viene riportata negli RCT, mentre negli studi osservazionali l’uso a lungo termine (4-24 anni) di dolcificanti artificiali ne aumenta il rischio in modo significativo (rispettivamente del 14% e 31%). Nei 4 studi di coorte ove viene riportato il rischio sulla base del consumo giornaliero, l’incidenza di diabete aumenta del 3% per ogni dose giornaliera (RR 1,03; 95% CI 1,01-1,05; 221.363 partecipanti). Nella discussione su punti di forza e di debolezza, gli autori sottolineano l’importanza di basare la ricerca su studi osservazionali, che meglio si prestano a questo scopo degli RCT, necessariamente più brevi. Cercano di fugare il dubbio di un bias di arruolamento (vengono considerati solo studi prospettici), ma resta il dubbio di fondo se le complicanze metaboliche derivino direttamente dall’uso di questi prodotti industriali, peraltro a lungo nell’occhio del ciclone per altri effetti dannosi non discussi nello studio. Molto più verosimilmente coloro che usano questi prodotti sono persone che, facendo fatica a mantenere il peso per una deriva comportamentale verso l’obesità, si affidano a queste sostanze come copertina di Linus per giustificare comportamenti non salutari. In ogni caso non raggiungono gli obiettivi desiderati e, riprendendo un precedente articolo per il Journal Club, …….“na tazzulella ‘e cafè”: certo che sì!, ma meglio amaro.

A cura di Giulio Marchesini

Azad MB, Abou-Setta AM, Chauhan BF, Rabbani R, Lys J, Copstein L, Jeyaraman MM, Reid AE, Fiander M, MacKay DS, McGavock J, Wicklow B, Zarychanski R. Nonnutritive sweeteners and cardiometabolic health: a systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials and prospective cohort studies. CMAJ 2017 July 17;189:E929-39. doi: 10.1503/cmaj.161390