Comparison of seven popular structured dietary programmes and risk of mortality and major cardiovascular events in patients at increased cardiovascular risk: systematic review and network meta-analysis

A cura di Ilaria Dicembrini e Mario Luca Morieri

British Medical Journal

Background: Non sono state condotte recentemente revisioni sistematiche e network metanalisi per analizzare l’impatto di programmi nutrizionali strutturati su mortalità generale e per eventi cardiovascolari in popolazioni ad alto rischio.
Metodi e risultati principali: Gli autori hanno realizzato una revisione sistematica e network metanalisi di tutti gli studi clinici randomizzati condotti per verificare gli effetti di vari programmi nutrizionali strutturati a diffusione popolare in termini di mortalità generale e cardiovascolare come endpoint principali, considerando gli interventi cardiovascolari non programmati, incidenza di angina, scompenso cardiaco, ictus ischemico, fibrillazione atriale e arteriopatia periferica ostruttiva come obiettivi secondari dell’analisi. I programmi dietetici sono stati suddivisi in categorie: 1) a contenuto di grassi molto basso, 2) basso, modificato,  3) dieta mediterranea, 4) ornish (<10% di introito calorico da grassi di prevalente origine vegetale) e 5) pritkin (introito di carboidrati intorno al 70-75% dell’introito calorico complessivo). Sono stati inclusi gli studi che presentavano un confronto con interventi assenti o minimi. Il lavoro è stato registrato sul database Prospero (CRD42016047939) ed è stato condotto secondo la metodologia GRADE.
Sono stati individuati 40 studi clinici randomizzati condotti su un campione complessivo di 35.548 soggetti con pregresso evento cardiovascolare o almeno due fattori di rischio cardiovascolare, con un follow-up medio di almeno 3 anni ed in cui i diversi programmi nutrizionali sono stati associati o meno a interventi sullo stile di vita. La ricerca sistematica delle evidenze ha individuato il numero maggiore di lavori per la categoria dieta mediterranea (n=10; circa 8000 partecipanti) e quella a basso contenuto di grassi (n=16; 9243 partecipanti). Con un grado moderato di evidenza, la dieta mediterranea è risultata associata ad una riduzione significativa della mortalità generale (odds ratio 0.72, 95% intervallo di confidenza da 0.56 a 0.92); della mortalità cardiovascolare (0.55, IC 0.39-0.78), dello stroke (0.65, 0.46-0.93), dell’IMA non fatale (0.48, 0.36-0.65),  mentre i programmi a basso contenuto di grassi sono risultati associati a una riduzione significativa della mortalità generale (0.84, 0.74-0.95) e dell’IMA non fatale (0.77, 0.61-0.96). Gli effetti benefici per entrambi i programmi sono risultati tanto più pronunciati quanto più elevato era il loro profilo di rischio. Non sono state invece individuate delle evidenze convincenti per gli altri programmi nutrizionali strutturati e neanche relative al confronto tra dieta mediterranea e quelle a basso contenuto di grassi.
Conclusioni e commento editoriale: gli autori concludono che il maggior numero e il più solido grado di evidenza in termini di benefici quali riduzione della mortalità per tutte le cause e del rischio di IMA non fatale si hanno attualmente per i programmi riconducibili alla dieta mediterranea e a basso contenuto di grassi (riduzione dei grassi totali al 20-30% dell’introito calorico con consumo di grassi saturi inferiore al 10% sempre dell’introito calorico). Dopo l’analisi condotta dagli autori, uno studio (CORDIOPREV) ha confrontato direttamente dieta mediterranea e a basso contenuto di grassi su pazienti con pregresso evento cardiovascolare confermando possibili vantaggi della dieta mediterranea sulla protezione del rischio di ictus ischemico. Tra le limitazioni da riconoscere per questo lavoro troviamo la categorizzazione degli interventi nutrizionali analizzati puramente arbitraria, l’aver considerato come controlli soggetti sottoposti anche ad interventi nutrizionali eterogenei (seppur minimi), la mancata valutazione del grado di aderenza dei partecipanti nei confronti dei programmi nutrizionali. Anche se il grado di evidenza raggiunto da tali programmi nutrizionali in popolazioni ad alto rischio cardiovascolare è di rilevanza clinica, tuttavia dobbiamo sottolineare che le evidenze a disposizione per la sola popolazione diabetica sono al momento limitate (come sottolineato dal recente aggiornamento delle linee Guida SID-AMD per la terapia del diabete tipo 2).

A cura di Ilaria Dicembrini e Mario Luca Morieri

Karam G, Agarwal A et al. Comparison of seven popular structured dietary programmes and risk of mortality and major cardiovascular events in patients at increased cardiovascular risk: systematic review and network meta-analysis. BMJ. 2023 Mar 29;380:e072003