

Lancet Global Health
Razionale ed obiettivo: Identificare le cause prevalenti di ipovisione (tra <6/18 e 3/60) e cecità (<3/60 o campo visivo centrale <10°) nel mondo, e verificare l’andamento della loro prevalenza nel periodo (2010-2019) per il quale il World Health Assembly Global Action Plan (WHA-GAP) 2014-2019 aveva auspicato una riduzione del 25% dell’incidenza delle cause di cecità prevenibili: difetti refrattivi non corretti, cataratta, glaucoma, degenerazione maculare legata all’età (DMLE), degenerazione maculare miopica (solo per la Cina), retinopatia diabetica (RD).
Disegno e metodi: Revisione sistematica e metanalisi di popolazione relative alle patologie oculari citate, sulla base dei parametri funzionali visivi descritti e di età, sesso, area geografica ed anni.
Risultati: La letteratura ha fornito 512 sorgenti di dati, di cui 376 hanno distinto le cause, riportando almeno una tra quelle citate. Tra il 2010 ed il 2019, i casi totali di ipovisione evitabile sono passati da 211 a 254 milioni, con un aumento del 29.2% dai 50 anni in su e del 20.8 per tutte le età. Le cause principali di cecità evitabile (33.6 milioni di adulti ≥ 50 anni) sono la cataratta (15.2 milioni di casi), il glaucoma (3.6), i difetti refrattivi (2.3), la DMLE (1.8), la RD (0.9); per l’ipovisione (206 milioni di adulti ≥ 50 anni) i difetti refrattivi (86.1 milioni), la cataratta (78.8), la DMLE (6.2), il glaucoma (4.1), la RD (2.9). La standardizzazione per età ha rivelato: per la cecità, prevalenza della cataratta (45.5%) su glaucoma (11%), difetti refrattivi (6.6%), DMLE (5.6%), RD (2.5%); per l’ipovisione, dei difetti refrattivi (41%) su cataratta (38.9%), DMLE (3%), glaucoma (2.1%, RD (1.4%).
In generale, la prevalenza della disabilità visiva è risultata proporzionale all’età, pur variando per causa e gravità secondo le età; l’ipovisione è risultata maggiore rispetto alla cecità, tranne che per le persone di età più avanzata con glaucoma e DMLE; la cataratta è risultata la causa prevalente per ogni decade dai 50 in su. Da notare che il contributo della RD alla cecità è risultato decrescente con l’età. Tranne che per il glaucoma, le donne hanno superato gli uomini in tutte le categorie. Dal punto di vista geo-economico, la cataratta (10-20%) ha ceduto il primato al glaucoma (33%) come causa di cecità nei Paesi ad alto reddito (Europa occidentale ed area Pacifica dell’Asia); per l’ipovisione, in Europa e molte altre aree la cataratta ha avuto la meglio. Le cause citate di menomazione visiva, esclusi cataratta e difetti refrattivi, sono responsabili, al 2020, di 6 milioni di ciechi e 13 milioni di ipovedenti.
Nel periodo 1990-2020 la prevalenza di cecità standardizzata per età nelle 21 regioni geografiche esaminate per tutte le cause citate è andata riducendosi, tranne che per la RD, che è invece aumentata nell’Africa subsahariana meridionale ed occidentale, nelle regioni nord-americane ad alto reddito, Oceania, Asia dell’est e centrale, Australasia; è rimasta sostanzialmente stabile nell’Europa centrale. Meno omogeneo è risultato l’andamento dell’ipovisione, molto variabile nelle varie aree per le diverse cause.
IL WHA-GAP aveva definito come obiettivo la riduzione del 25% dell’ipovisione e della cecità prevenibili per il periodo 2010-2019. Pur potendo notare nei risultati standardizzati per età un miglioramento dovuto ad una maggiore diffusione dei servizi oculistici e delle possibilità di cura, con il lodevole risultato della riduzione della cecità, nella sua globalità l’obiettivo non è stato raggiunto, anzi...
Commento editoriale: Mala tempora currunt, ma speriamo di non dover immaginare che peiora currebunt... la nostra protagonista retinopatia diabetica non fa un figurone nel report. E questo, nonostante: le centinaia di lavori su chi o cosa sia più costo-efficace ed adatto a popolazioni poco servite; il fatto che Wilson e Jungner pare abbiano scritto le loro regole sugli screening proprio pensando a lei; che ora si cominci a disquisire se sia meglio uno screening fotografico con due campi centrali o grandangolare... in fondo (e nel fundus), è sempre più vero quanto l’OMS lamenta nel suo World Report on Vision* del 2019, cioè che la copertura della popolazione, ma soprattutto la volontà politico-organizzativa di realizzarla, è ancora lontana dall’essere ideale.
E allora, nel nostro piccolo continuiamo una battaglia che sappiamo porterebbe alla libertà da tante penalizzazioni evitabili (trattamenti, ipovisione, complicazioni familiari, sociali, previdenziali...): nelle nostre precedenti chiacchierate abbiamo riflettuto su quanto dappertutto ci si interroghi sul coinvolgimento emotivo dei pazienti, su come la retina reagisca alla gestione della patologia di base, sul potenziale dei medici di famiglia quanto meno nel fungere da sentinelle (e – magari!... - da fotografi…), su quanto possano essere realmente o falsamente utili le fonti di informazione…la forma è a posto e riposa serena e prolifica su Medline, ma la sostanza non tanto, finché è limitata a Brainline ed Heartline di ciascun buon volenteroso…
L’augurio di noi tutti che diamo vita a questo Journal, leggendolo e scrivendolo, è che magari, nel 2040, il visus medio standard dei diabetici divenga 20/20 e non 20/40...
*World Health Organization. World report on vision 2019. At: www.who.int/publications-detail/world-report-on-vision
A cura di Roberto Perilli, Paolo Fornengo e Massimo Porta per il Gruppo di Studio sulle Complicanze Oculari della SID
Global Burden of Disease 2019 Blindness and Vision Impairment Collaborators on behalf of the Vision Loss Expert Group of the Global Burden of Disease Study. Causes of blindness and vision impairment in 2020 and trends over 30 years, and prevalence of avoidable blindness in relation to Vision 2020: The Right to Sight: an analysis for the Global Burden of Disease study. Lancet Global Health pubblicato online il 1° dicembre 2020. doi: 10.1016/S2214-109X(20)30489-7


