Continuous Glucose Monitoring Alarms in Adults with Type 1 Diabetes: User Characteristics and the Impact of Hypoglycemia and Hyperglycemia Alarm Thresholds on Glycemic Control

A cura di Antonio Rossi, Ludovico Di Gioia e Mauro Rigato

Diabetes Technology & Therapeutics

Background e obiettivo del lavoro: Vari studi hanno evidenziato i benefici derivanti dall’uso di allarmi nel monitoraggio glicemico continuo (CGM). Obiettivo di questo studio osservazionale cross-sectional è investigare l’influenza degli allarmi di soglia opzionali per ipoglicemia ed iperglicemia sul compenso glicemico in soggetti adulti con diabete tipo 1, utilizzatori di un sistema CGM intermittente di seconda generazione (Freestyle Libre 2, FSL2). È stato inoltre indagato il ruolo che fattori demografici e metabolici hanno sulla modalità di utilizzo degli allarmi.
Metodi e risultati principali: 873 pazienti afferenti ad un centro diabetologico universitario (età mediana 48 anni, durata mediana di diabete 21 anni) sono stati inclusi nello studio e suddivisi in 4 gruppi in relazione alla modalità di utilizzo degli allarmi: pazienti senza allarmi impostati (n = 232), solo allarme per ipoglicemia (n = 164), solo allarme per iperglicemia (n = 12), entrambi gli allarmi (n = 465).  I dati analizzati si riferiscono a 14 giorni di utilizzo del CGM. Il valore di 70 mg/dL è quello maggiormente utilizzato per l’allarme ipoglicemia (range 60-100) e ne esprime anche la mediana, mentre 240 mg/dL è quello per iperglicemia (range 130-400). L’utilizzo di entrambi gli allarmi è più frequente in pazienti più anziani, con valore soglia (sia ipo che iperglicemia) correlato direttamente all’età dei pazienti. La relazione con la durata di diabete segue invece un andamento ad U: durante i primi 34 anni, si assiste ad una progressiva riduzione dell’utilizzo degli allarmi, mentre dopo il 35 anni di diabete, cresce fino a raggiungere il suo valore massimo. I soggetti di sesso femminile utilizzano più frequentemente entrambi gli allarmi. I pazienti che negli ultimi 5 anni hanno avuto un’ospedalizzazione per iperglicemia utilizzano un valore soglia d’iperglicemia più elevata. Non sono invece emerse associazioni tra le modalità di uso e la presenza complicanze croniche del diabete. Rispetto al gruppo con entrambi gli allarmi impostati, quello con solo allarme per ipoglicemia ha un Time Below Range (TBR) ridotto con meno eventi ipoglicemici. Pressoché tutti gli altri parametri glicemici sono migliori nel gruppo con entrambi gli allarmi. Il valore soglia correla inversamente con durata/numero degli eventi ipoglicemici e variabilità glicemica. Il gruppo di pazienti con solo allarme per iperglicemia ha meno iperglicemie ed un TIR ma anche un TBR più elevato. L’utilizzo degli allarmi si associa infine a numero di letture della glicemia nettamente superiore, portando ad un potenziale miglior compenso glicemico ma anche alla cosiddetta “alarm fatigue”.
Conclusioni e commento editoriale: Questo studio fornisce nuove informazioni circa l’impatto di allarmi soglia personalizzabili sul compenso metabolico. Tuttavia, entrambi gli allarmi nascondono anche potenziali svantaggi, da considerare nell’ottica di un utilizzo consapevole, personalizzato e concordato con il personale sanitario. I pazienti più fragili, che necessitano di un contenimento maggiore di ipoglicemie e variabilità glicemica, potrebbero trarre beneficio da un utilizzo esclusivo dell’allarme per ipoglicemie. Tra i limiti dello studio va considerata l’impossibilità di trasferire questi risultati a popolazioni di pazienti utilizzatori di sistemi CGM “real-time” con allarmi predittivi. Studi disegnati ad hoc dovranno eventualmente confermali.

A cura di Antonio Rossi, Ludovico Di Gioia, Mauro Rigato

Gonzalez-Vidal T et al. Continuous Glucose Monitoring Alarms in Adults with Type 1 Diabetes: User Characteristics and the Impact of Hypoglycemia and Hyperglycemia Alarm Thresholds on Glycemic Control. Diabetes Technol Ther. 2024, Vol 26, 5. DOI: 10.1089/dia.2023.0460