The role of empagliflozin-induced metabolic changes for cardiac function in patients with type 2 diabetes. A randomized cross-over magnetic resonance imaging study with insulin as comparator

A cura di Lorenza Santoni e Lorenzo Nesti

Cardiovascular Diabetology

Background e obiettivi: L’effetto cardioprotettivo degli SGLT2i presenta ancora punti oscuri. Questi farmaci incrementano la disponibilità degli acidi grassi (FFA) e dell’ossidazione lipidica cellulare: può ciò migliorare la funzione cardiaca?
Metodi e risultati principali: È stato valutato l’effetto dei cambiamenti metabolici sulla funzione cardiaca con uno studio cross-over randomizzato (5 settimane di trattamento) empagliflozin vs insulina ottenendo stesso controllo glicemico, intervallati da washout (3 settimane). La popolazione di 17 pazienti diabetici e sovrappeso eseguiva risonanza magnetica cardiaca, prelievo ematochimico e calorimetria indiretta prima e dopo ogni trattamento. I protocolli RM comprendevano valutazioni morfologiche e funzionali sia a riposo che sotto stress, sia durante infusione di farmaco ipolipemizzante (acipimox) per indagare l’effetto di una riduzione acuta di FFA. Empagliflozin riduceva il quoziente respiratorio (QR 0.75 vs 0.80) incrementando FFA e corpi chetonici del 20%, ma ciò non si associava ad un miglioramento della funzione sisto-diastolica; opposte variazioni metaboliche venivano ottenute dopo insulina, senza osservare un peggioramento dei parametri cardiaci. L’infusione di acipimox (-35% FFA) era neutra sulla funzione cardiaca durante il trattamento con insulina, mentre determinava un peggioramento della funzione sia sistolica che diastolica durante il trattamento con empagliflozin. Ciò suggerisce una maggiore dipendenza cardiaca dall’ossidazione lipidica durante la terapia con SGLT2i. Con empagliflozin si documentava inoltre riduzione di peptide natriuretico atriale (ANP), forse dovuta ad un ridotto ritorno venoso (veniva dimostrata una riduzione della portata cardiaca durante terapia con SGLT2i) e/o un possibile feed-back negativo con FFA (non dimostrabile con il presente studio).
Conclusioni e commento editoriale: Questo studio, seppur piccolo, sfrutta un disegno sperimentale intelligente per indagare gli effetti cardiaci delle variazioni metaboliche indotte da SGLT2i; l’uso di tecniche “gold standard” e il controllo con insulina per ottenere lo stesso controllo glicemico sono sicuramente punti di forza. La dimostrazione che durante trattamento con empagliflozin la funzione cardiaca sia dipendente dalla concentrazione di FFA e corpi chetonici conferma ed espande l’ipotesi “thrifty substrate”. Non solo si dimostra che con SGLT2i aumenta l’ossidazione lipidica globale, ma si suggerisce anche che sia un cambiamento metabolico a guidare il beneficio cardiaco. È possibile che gli effetti cardioprotettivi siano in parte veicolati da una modifica metabolica miocardica a favore dell’uso di lipidi e anche da una riduzione del carico volemico atriale; se i due fattori sono causalmente correlati resta da dimostrare. Questo studio riporta (forse giustamente!) l’attenzione sugli effetti primari di questi farmaci: quelli metabolici.

A cura di Lorenza Santoni e Lorenzo Nesti

Thirumathyam R, Richter EA et al. The role of empagliflozin-induced metabolic changes for cardiac function in patients with type 2 diabetes. A randomized cross-over magnetic resonance imaging study with insulin as comparator. Cardiovascular Diabetology. 2024 Jan 6;23(1):13. doi: 10.1186/s12933-023-02094-x