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Background e obiettivi del lavoro: La fibrillazione atriale (FA) è molto frequente nella cardiopatia ipertensiva e nel diabete, ponendo ad alto rischio di ictus e scompenso cardiaco, ma non è chiaro come individuare i pazienti che svilupperanno FA.
Metodi e risultati: Analisi secondaria dello studio ACCORD (Action to Control Cardiovascular Risk in Diabetes) in cui si analizzava la pressione arteriosa (secondo linee guida di 3 misurazioni in condizioni ottimali) e l’ECG di oltre 8.000 pazienti seguiti per 2 anni con visite ogni 2-4 mesi. I pa-zienti con più alta variabilità di pressione arteriosa tra le visite erano più spesso femmine, più anziani, di etnia afroamericana, con peggiore controllo glicemico, più lunga durata di diabete, e con ridotta funzione renale. L’evento FA riscontrata all’ECG 12 derivazioni si era verificato in 155 pazienti (0,6%), dimostrando un rischio significativamente aumentato di sviluppare FA, doppio nel quartile più alto di variabilità della pressione rispetto al quartile più basso, nonostante ampi aggiustamenti per potenziali e noti fattori confondenti.
Commento editoriale: Ipertensione e diabete sono noti fattori di rischio per fibrillazione atriale e ictus ischemico, due patologie intimamente correlate con fisiopatologia ancora da comprendere appieno. È noto che nella popolazione generale l’ipertensione, ma anche la variabilità nella pressione arteriosa è associata sia a fibrillazione atriale che ad aumentato rischio di ictus; questo studio dimostra come ciò sia vero anche nel diabete. È interessante l’osservazione che la variabilità della pressione arteriosa ponga a rischio di FA, e che questa sia più spesso presente quando la durata di diabete è maggiore, il compenso glicemico peggiore ed è presente insufficienza renale. Questo fenotipo suggerisce che vi possa essere una componente di cardiopatia autonomica sottostante e ci ricorda ancora una volta come sia importante mantenere l’ottimale compenso glicemico per prevenire le complicanze. Questa nuova osservazione ci deve far mettere in allerta quando notiamo ampia variabilità dei valori pressori tra una visita e l’altra nei nostri pazienti; infatti, la fibrillazione atriale spesso è parossistica e silente, quindi molto più prevalente di quanto si riesca a dimostrare con un ECG eseguito per screening in pazienti asintomatici, ma con un rischio di ictus sempre elevato. Nei pazienti con queste caratteristiche consigliare un ECG secondo Holter delle 24 ore potrebbe essere una valida scelta per identificare coloro con FA parossistica e quindi iniziare la terapia per ridurre il rischio di ictus. Quindi non solo occhio alla pressione alta, ma anche a quella ballerina per migliorare la salute dei nostri pazienti!
A cura di Lorenzo Nesti
Kaze AD, Yuyun MF et al. Blood Pressure Variability and Risk of Atrial Fibrillation in Adults With Type 2 Diabetes. JACC Adv. 2023 June; 2(4). doi:10.1016/j.jacadv.2023.100382
Graphical Abstract



