Lifetime Duration of Breastfeeding and Cardiovascular Risk in Women With Type 2 Diabetes or a History of Gestational Diabetes: Findings From Two Large Prospective Cohorts

A cura di Elisabetta Torlone

Diabetes Care

La durata dell'allattamento al seno è inversamente associata al rischio di malattie cardiovascolari (CVD) e di diabete di tipo 2. Tuttavia, non è chiara l’associazione tra le donne ad alto rischio, come quelle con diabete di tipo 2 o con diabete gestazionale (GDM). Nello studio in oggetto sono state valutata 15.146 donne con diabete di tipo 2 e 4.537 donne con GDM dal Nurses Health Study I e II (NHS, NHSII). La storia di allattamento al seno è stata raccolta tramite questionari di follow-up. Gli esiti CVD nel periodo valutato includevano: ictus o malattia coronarica (CHD: infarto del miocardio, rivascolarizzazione coronarica). I rapporti di rischio corretti (aHR) e gli IC al 95% sono stati stimati utilizzando i modelli di Cox.
Risultati: Sono stati documentati 1.159 casi di esiti CVD incidenti tra donne con diabete di tipo 2 in entrambe le coorti durante 188.874 anni-persona di follow-up, e 132 casi di esiti CVD incidenti tra donne con una storia di GDM durante 100.218 anni-persona di follow-up. Una maggiore durata dell'allattamento al seno è stata associata a un minor e statisticamente significativo rischio cardiovascolare tra le donne con diabete di tipo 2, un HR aggregato di 0,68 (IC al 95% 0,54-0,85) per un periodo > 18 mesi rispetto a 0 mesi e un incremento di 0,94 (0,91-0,98) per 6 mesi nell'allattamento al seno. Associazioni simili sono state osservate con la malattia coronarica (HR 0,93 [0 ,88–0,97]), tuttavia, non con ictus (HR 0,96 [0,91–1,02]), per incremento di 6 mesi nell'allattamento al seno. Tra le donne con storia di GDM, l’allattamento al seno superiore a 18 mesi rispetto a 0 mesi è stato associato a un HR di 0,49 (0,28-0,86) per CVD totale.
Conclusioni: Una più lunga durata di allattamento si associa ad una riduzione del rischio CVD in una popolazione a maggior rischio come le donne con Diabete tipo 2 e GDM.
Commento: Diverse ricerche effettuate in popolazioni a basso rischio hanno supportato l’ipotesi di un'associazione inversa tra durata dell'allattamento al seno e rischio di malattie cardiovascolari. Negli studi precedenti, la durata dell'allattamento al seno nella popolazione generale era inversamente associata a infarto del miocardio e patologia CVD, allo sviluppo di diabete di tipo 2 nella popolazione di controllo e tra le donne con GDM. Anche altri studi hanno mostrato una relazione inversa tra allattamento al seno e condizioni subcliniche di aterosclerosi, inclusa la calcificazione aortica e coronarica. L'allattamento al seno influenza favorevolmente il metabolismo dei carboidrati e dei lipidi mobilitando i grassi immagazzinati, ristabilendo l'omeostasi del glucosio e migliorando la secrezione di insulina attraverso l'aumento della proliferazione delle cellule B e riducendone lo stress ossidativo. Un altro possibile meccanismo attraverso cui l'allattamento al seno può contribuire a ridurre il rischio CV è mediato dall'ossitocina, ormone cruciale per l'espulsione del latte materno. L'ossitocina esercita diversi effetti benefici sul sistema cardiovascolare, fra cui l’abbassamento della pressione arteriosa, vasodilatazione, effetti antiossidanti, inibizione dell'infiammazione e riduzione della massa grassa. Nella nostra pratica clinica suggeriamo l’allattamento materno per i noti benefici per il bambino, per ridurre il rischio di diabete tipo 2, nell’ottica di favorire anche un fisiologico recupero del peso materno. I dati emersi da questo studio confermano l’importanza del periodo perinatale come momento critico nella vita di una donna per modulare i fattori di rischio cardiovascolare e ci offrono un’ulteriore modalità di prevenzione, peraltro “a basso costo”!

A cura di Elisabetta Torlone

Birukov A, Guasch-Ferre M et al. Lifetime Duration of Breastfeeding and Cardiovascular Risk in Women With Type 2 Diabetes or a History of Gestational Diabetes: Findings From Two Large Prospective Cohorts. Diabetes Care2024;47(4):1–9. Doi: doi.org/10.2337/dc23-1494