

Diabetes Care
Background e obiettivo del lavoro: Studio dell’associazione tra neuropatia autonomica cardiovascolare (CAN) e declino del filtrato glomerulare renale (GFR) in pazienti affetti da diabete mellito tipo 1 (DM1) e tipo 2 (DM2)
Metodi: Sono stati analizzati i dati dello studio Preventing Early Renal Loss in Diabetes (PERL), reclutante pazienti affetti da DM1 (N =469), e dello studio Action to Control Cardiovascular Risk in Diabetes (ACCORD), effettuata su una popolazione DM2 (N = 7,973). La diagnosi di CAN al basale è stata posta in base agli indici di variabilità di frequenza cardiaca mediante elettrocardiogramma (Pop-Busui R, J Diabetes Investig 2022). Il GFR è stato calcolato utilizzando l’equazione CDK-EPI 2009. È stata definito “rapido declino della funzione renale” una riduzione maggiore o uguale a 5 mL/min/1.73 m2 o una perdita maggiore del 40% GFR tra il basale e i valori al follow up ( 3.2 anni nel PERL e 4.9 anni in ACCORD).
Risultati: I pazienti affetti da CAN presentavano una riduzione più rapida del GFR (-1.15 mL/min/1.73 m2 /year nel PERL e -0.34 mL/min/1.73 m2/year in ACCORD che si traduce in un rischio aumentato di rapido declino cognitivo rispettivamente 111% nei pazienti DM1 and 39% nel DM2. Inoltre la presenza di CAN al basale si associava ad un rischio più grande di perdita maggiore del 40% durante il follow up (hazard ratio 2.60 in PERL e hazard ratio 1.54 in ACCORD). Tra i pazienti con CAN al baseline, è stato osservato un declino più lento del filtrato renale nel braccio del trattamento intensivo dello studio ACCORD.
Conclusioni: La CAN è un forte predittore indipendente della riduzione della funzione renale sia nei pazienti affetti da DM1 che DM2
Commento editoriale: In un periodo di grandissimo fermento scientifico riguardo la nefropatia diabetica e la stretta relazione tra complicanze cardiovascolari e renali, questo lavoro ribadisce il ruolo della neuropatia diabetica in questa relazione. La CAN ha già dimostrato di poter influenzare la funzione renale sia nel DM1 che nel DM2 in studi più piccoli ed eterogenei (Bjerre-Christensen T. BMJ Open Diabetes Res Care 2021; Eun Jun J. Diabetes Res Clin Pract 2022), oltre al ben noto effetto a livello cardiovascolare (Kaze AD, Eur J heart Fail 2022). Questo studio ha il pregio di stimolare alcune riflessioni: 1) guardando un ecg, strumento di normale pratica clinica possiamo non solo individuare i pazienti che dovrebbero beneficiare dell’esecuzione dei test cardiovascolari di neuropatia autonomica, gold standard per la diagnosi di CAN, ma anche prevedere se il paziente sia predisposto ad un più rapido declino del filtrato e metterlo al sicuro con terapie adeguate (Shimizu Cardiovasc Diabetol 2020); 2) sebbene i dati dell’ACCORD non permettano la valutazione dell’effetto delle nuove terapie sulla protezione renale, è possibile ipotizzare che gli SGLT2i possanno effettivamente agire a livello del sistema nervoso autonomico modulando l’imbalance tra simpatico e parasimpatico (Herat LY, JACC Basic Transl Sci 2020) e quindi agire su un punto in comune tra le due complicanze (con possibile beneficio anche sulla CAN); 3) vista la conferma del dato anche nella popolazione DM1, se in futuro fosse dimostrato il beneficio degli SGLT2i, non solo a livello renale e cardiovascolare, ma anche a livello autonomico, bisognerebbe rivalutare i rischi e i benefici di escludere tale popolazione da tale opportunità terapeutica.
A cura di Marika Menduni, Carla Greco, Maria Elena Lunati
Tang Y, Ang L et al. Cardiovascular Autonomic Neuropathy and Risk of Kidney Function Decline in Type 1 and Type 2 Diabetes: Findings From the PERL and ACCORD Cohorts. Diabetes Care. 2024 Feb 1:dc231749. doi: 10.2337/dc23-1749


