L’insulino-resistenza non risparmia nessuno. Influenze cardiovascolari e fatali nel diabete tipo 1

Association of Insulin Resistance With Cardiovascular Disease and All-Cause Mortality in Type 1 Diabetes: Systematic Review and Meta-analysis

A cura di Ilaria Dicembrini e Mario Luca Morieri

Diabetes Care

Background: Questa revisione sistematica e metanalisi analizza, alla luce delle più recenti evidenze, l’associazione tra insulino-resistenza, malattia cardiovascolare e mortalità per tutte le cause nel diabete tipo 1
Metodi e risultati: Gli autori hanno eseguito una ricerca sistematica sui principali motori di ricerca secondo le raccomandazioni del gruppo “Meta-analysis of Observational Studies in Epidemiology (MOOSE)” alla ricerca di studi osservazionali (di coorte o analisi post-hoc di trial clinici) condotti sul diabete tipo 1, in cui venisse usato per valutare il grado di insulino-resistenza la misura surrogata dell’estimated Glucose Disposal Rate (eGDR) e in cui venissero riportati i valori di Hazard Ratio per malattia cardiovascolare e mortalità per tutte le cause in relazione ai valori di eGDR. Sono stati esclusi gli studi con follow-up inferiore ad 1 anno ed anche gli studi trasversali e caso-controllo. Sono stati in tal modo individuati 8 studi in 5 dei quali (condotti su 19,960 pazienti) era riportata l’associazione tra livelli di eGDR e il rischio di malattia cardiovascolare: il follow-up mediano di questi studi, è stato di 10 anni (range 7.1-25 anni). Circa la metà del campione analizzato era di sesso femminile (46%), con 2149 soggetti che hanno riportato nel corso dello studio un evento cardiovascolare. L’analisi ha riportato che ogni unità di incremento dei valori di eGDR si associava ad una riduzione pari al 17% (HR 0.83, IC 95% 0.78-0.90, I2 59%) del rischio di malattia cardiovascolare. In altri 5 studi (parzialmente diversi dai precedenti, 19,403 partecipanti) veniva invece riportata l’associazione tra eGDR e rischio di mortalità per tutte le cause: il follow-up mediano in questo caso è stato di 10 anni (range 7.1-16.6 anni) con 1279 decessi e con una rappresentazione dei partecipanti di sesso femminile pari al 44%. In questo caso la pooled analisi ha evidenziato che ogni unità di incremento nei livelli di eGDR si associava ad una riduzione della mortalità per tutte le cause pari al 16% (HR 0.84, IC 95% 0.81-0.87, I2 0%). Due studi hanno analizzato il rischio di specifici endpoint cardiovascolari e i valori di eGDR, analizzando il primo 774 diabetici tipo 1 con 35 eventi di coronaropatia dove ogni incremento di una unità di eGDR risultava associato ad una riduzione del 18% di malattia coronarica (HR 0.68-0.98). Il rischio di arteriopatia ostruttiva periferica (70 eventi su un campione di 586 soggetti) ha riscontrato nei soggetti di sesso femminile un HR pari a 0.66 (95 IC 0.55-0.79) per ogni unità di incremento dell’indice eGDR.
Conclusioni e commento editoriale: Questa analisi sistematica della letteratura ha evidenziato il ruolo dell’insulino-resistenza come fattore di rischio cardiovascolare e di mortalità per tutte le cause nel diabete tipo 1. Tale dato risulta di grande rilievo se consideriamo i trend epidemiologici con la presenza sempre maggiore di sovrappeso e insulino resistenza anche nei pazienti con diabete tipo 1. Se il dato fisiopatologico risulta solido, l’utilizzo tuttavia degli indici di insulino resistenza per migliorare la predizione del rischio appare però ancora lacunosa. Mancano dati in grado di valutare come eGDR possa migliorare la performance agli score di rischio attuali. Inoltre, le analisi per sottogruppo riportate dagli autori sottolineano come l’associazione tra livelli dell’indice eGDR ed endpoint prefissati variasse considerevolmente sulla base del calcolo adottato. Infatti l’indice eGDR è stato inizialmente validato con il clamp euglicemico-iperinsulinemico in un esiguo numero di 24 adulti con diabete tipo 1 (Pittsburgh EDC study) e solo successivamente esteso alla popolazione pediatrica. Modifiche sostanziali sono state successivamente introdotte per poter utilizzare il valore di HbA1c anziché di HbA1, e la circonferenza vita con il rapporto vita/fianchi o il BMI al posto della circonferenza vita. In pratica negli studi inclusi nell’analisi sono state utilizzate tre diverse formule per calcolare l’indice eGDR, tutte con risposte concordi, ma con performance diverse. Al di là di questi limiti, il messaggio in conclusione resta chiaro, identificare la presenza di insulino-resistenza calcolata mediante l’indice eGDR in un paziente con diabete tipo 1 permette di indentificare un importante fattore di rischio aggiuntivo per malattia cardiovascolare e di mortalità totale.

A cura di Ilaria Dicembrini e Mario Luca Morieri

Sun R, Wang J et al. Association of Insulin Resistance With Cardiovascular Disease and All-Cause Mortality in Type 1 Diabetes: Systematic Review and Meta-analysis. Diabetes Care. 2024 Dec 1;47(12):2266-2274. doi: 10.2337/dc24-0475